Estratto dal “Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica” di Gaetano Moroni (Venezia, 1851).

                                                                     

 

                                               OTTOBONI  Pietro, Cardinale.

 

Pietro Ottoboni nacque nobilmente in Venezia a’ 2 luglio 1667, e fu educato sino dalla tenera età sotto la disciplina del cardinal pro-zio, con indole proclive alla virtù e alle belle arti, talento vivo, spirito penetrante e sottile, non che affabile, amante degli artisti e de’ letterati, della poesia e della musica.

Divenuto il pro-zio Alessandro VIII, pochi giorni dopo, a’ 7 novembre 1689, di 22 anni, lo creò cardinale diacono di S. Lorenzo in Damaso, segretario de’ memoriali, soprintendente generale di tutto lo stato ecclesiastico, legato d’Avignone e vicecancelliere di s. Chiesa. Lo provvide anche di ricche abbazie e pingui benefizi, che oltrepassavano l’annua rendita di scudi 50.000 i quali erano stati riservati dall’antecessore Innocenzo XI per piatto de’ nuovi cardinali, accordandogli pure la facoltà di esigere i frutti non esatti de’ benefizi vacanti, che ascendevano a somme considerabili. Il senato veneto, nell’assenza da Roma dell’ambasciatore, lo incaricò de’ suoi affari, e il re di Francia gli affidò la protettoria del suo regno, nominandolo ai più ricchi benefizi della monarchia. Ad onta di tante copiose rendite si aggravò di debiti in modo che dopo morte la sua preziosa suppellettile non bastò a pagare i creditori. Quella magnificenza che usava nel suo trattamento, la faceva risplendere ancora nel servigio di Dio, nell’ornamento de’ sacri templi, nella maestà e decoro delle ecclesiastiche funzioni, e nella famosa biblioteca, la quale nella sceltezza de’ libri e nel numero de’ codici greci, latini ed ebraici, al dire del p. Montfaucon, solo alla Vaticana cedeva. Bellissimo era pure il museo di medaglie da lui raccolto, di cui fa menzione il cardinale Noris, in una lettera scritta al Magliabecchi. Al pro-zio fece innalzare nella basilica Vaticana un magnifico e sontuoso mausoleo, cui la preziosità de’ marmi, l’eleganza e maestà delle statue, de’ bassorilievi e degli ornati lo rendono uno de’ più belli e pregievoli che adornino quel  tempio. In favore de’ poveri aprì nella parrocchia di s. Lorenzo in Damaso una spezieria, per somministrare loro gratuitamente le medicine, passandogli ancora medico e chirurgo. Negli anni santi 1700 e 1725 mostrò la sua divozione e carità, incontrando i pellegrini, che poi riceveva nella propria casa, sovveniva e serviva a mensa. Fu ascritto a quasi tutte le congregazioni cardinalizie, non che fu arciprete Liberiano e poi Lateranense, gran priore d’Irlanda, e segretario del s. Offizio. Trovossi presente a sei conclavi, e per la sua autorità e destrezza vi ebbe gran parte, massime in quello di Clemente XI. Ritenuto in commenda s. Lorenzo in Damaso,ottenne successivamente il vescovato di Ostia e Velletri, dove non vi fu alcun luogo pio a cui non recasse aiuto. Finalmente mentre tenevasi il conclave di Benedetto XIV, fu sorpreso da grave malattia e dovette uscirne, morendo in Roma a’ 28 febbraio 1740, d’anni 73 non compiti, e 50 di cardinalato, decano del sacro collegio, e fu sepolto in s. Lorenzo in Damaso, nella cappella del ss. Sagramento da esso lui fondata, senza alcun funebre memoria. In questa basilica, mentre era vescovo di Porto, fece costruire una vaga e adorna confessione in onore di s. Ippolito martire, in cui fu collocata la di lui statua scolpita in marmo bianco, col ciclo pasquale composto dal santo, impresso in tavola di marmo, negli ultimi restauri trasferita nella nave destra. Benedetto XIV perla Biblioteca Vaticana acquistò la suddetta libreria.